Sono trascorsi ventidue anni da quando, nel lontano 1983, decisi di fondare la L.A.R.T.I., un'associazione -forse l'unica in Italia- interessata alla ricerca dei cavalieri del Tempio e dei loro insediamenti nella nostra penisola.
Quale fu il motivo che mi spinse a dedicarmi a tale ricerca? Desiderio di emergere? Pietà per i perdenti? Curiosità morbosa? Ricerca della verità storica?
Ma procediamo con ordine dall'inizio.
Alla fine degli Anni Sessanta le ricerche sull'Ordine dei Templari erano pressoché inesistenti, e le notizie ricavate da vecchi libri di storia locale erano quasi sempre scarsamente attendibili, io stessa non sapevo che in Italia esistessero chiese o castelli appartenuti a quell'Ordine, pur conoscendo per sommi capi la storia affascinante e drammatica di Jacques de Molay e dei suoi cavalieri.
Nonostante tale limitatezza di notizie, giunsi ugualmente alla scoperta delle prime domus Templi. In mancanza di validi testi a cui attingere, percorsi le vie più impensate, incominciando a consultare l'elenco dei Comuni e delle frazioni d'Italia, pubblicato dal Touring Club Italiano, nella speranza di trovare dei toponimi che potessero avere un qualche aggancio con l'Ordine del Tempio.
Come ebbi già occasione di scrivere in un mio libro del 1996, «scoprii dapprima l'esistenza di Santa Maria del Tempio, una frazione di Casale Monferrato (Alessandria): poche case costruite attorno ad una chiesa che, in epoca templare, dipendeva dalla precettoria casalese. Da qui partì la mia ricerca solitaria che, in seguito, si estese a macchia d'olio in tutta la penisola: una ricerca affascinante, piena di speranze, di delusioni, di ripensamenti, di errori, di correzioni, ma anche di scoperte eclatanti».
Nel 1977, la pubblicazione del mio primo libro, I Templari in Italia, un libro ormai superato, frammentario e infarcito d'implicazioni esoteriche, secondo le suggestioni di certi autori d'Oltralpe, ha avuto l'unico merito di richiamare l'attenzione di quei pochi studiosi isolati, che ricercavano anch'essi la presenza dei cavalieri templari nelle loro regioni. Oltre a quel numero limitato di ricercatori seri, fui contattata da una fitta rosa di persone eterogenee: dagli esoteristi in buona fede, ai parapsicologi esaltati, ai curiosi delle presunte deviazioni sessuali dei Templari, agli sfruttatori delle ricerche altrui, agli sputasentenze, ai ciarlatani, agli esibizionisti.
Durante un convegno svoltosi a Roma, nel 1982, ebbi la ventura di incontrare, tra gli altri partecipanti, due validi ricercatori con i quali simpatizzai subito ed ai quali rimasi legata da profonda amicizia: mi riferisco a Loredana Imperio e a Franco Stener.
Fu proprio durante quel convegno, conosciuto dai “Lartiani” della prima generazione col nome di Convegno Zero, che pensai di fondare un'associazione che unisse ricercatori di buona volontà e di matrice storica. Inizialmente la chiamai A.R.T.I. (Associazione Ricercatori Templari Italiani), poi aggiunsi l'aggettivo Libera, a significare che non era vincolata né politicamente, né confessionalmente.
Benché avessi trovato il titolo dell'associazione, ero ancora incerta sulla riuscita della mia iniziativa. Finalmente, nella primavera del 1983 ruppi gli indugi e proposi a Loredana Imperio, a Franco Stener e a qualche altro ricercatore di diventare co-fondatori della L.A.R.T.I. La loro risposta affermativa sancì la nascita dell'associazione.
Gli inizi non furono facili perché ci trovavamo spesso in disaccordo. Perfino il luogo nel quale tenere i convegni, nostra principale attività, era oggetto di discussioni: alcuni pretendevano che si svolgessero sempre nella stessa località; altri invece preferivano che fossero itineranti. Finalmente prevalse questa seconda tesi che avrebbe favorito gli spostamenti della L.A.R.T.I. da una regione all'altra, consentendo ai soci la possibilità di visitare gl'insediamenti templari dislocati in quelle medesime regioni.
Non solo il disaccordo interno, ma anche le critiche esterne sconcertarono i primi passi del sodalizio. Gli alti papaveri delle Università, a ragione o a torto, ci presero di mira, soprattutto per il livello scadente di certe relazioni e per la trascuratezza delle fonti.
Un salto di qualità si evidenziò a partire dal III Convegno, tenutosi a Casale Monferrato, nel 1985. Fra gli studi presentati, furono apprezzate le relazioni di Loredana Imperio sull'ipotetica traslazione via mare della casa di Nazareth ad opera dei Templari; della sottoscritta sulla probabile traslazione della Sindone da Costantinopoli a Parigi, tramite i cavalieri rossocrociati. Al convegno casalese partecipò anche Enzo Valentini, entrato in quell'anno nel nostro sodalizio. In quell'occasione presentò uno studio particolareggiato sulla presenza dei Templari a Civitavecchia e dintorni. Durante quel convegno, nello spazio dedicato alle visite, ci recammo nei Vicolo dei Templari (nel Duecento: Via Templi), alle spalle del Duomo, dove sorgeva la grande precettoria di Santa Maria del Tempio. Malgrado i guasti del tempo e degli uomini, ritrovammo la sua struttura così come, secoli prima, era stata delineata nei cabrei dell'Ordine di Malta.
Nel 1987, durante il convegno di Castel Rigone, una ridente località sopra il lago Trasimeno, ci spostammo a Perugia per visitare l'imponente chiesa templare di San Bevignate, fuori Porta Sole, ricca di famosi affreschi. Tra questi, apprezzammo una scena di battaglia e un'altra raffigurante un cavaliere in abito conventuale, che cerca di togliere una spina dalla zampa di un leone. Penso che l'affresco adombri la stessa scena attribuita a San Girolamo, forse perché l'insediamento di San Bevignate aveva incorporato nel tempo anche la chiesa, o cappella, di San Girolamo.
Nel 1990, in occasione del convegno di Sermoneta, in provincia di Latina, scendemmo nella vicina abbazia di Valvisciolo, che si affaccia sull'Agro Pontino da una bassa terrazza selvosa. Sulla parete del lato occidentale dei chiostro si può osservare il palindromo del SATOR inserito non nel solito quadrato, ma in un cerchio diviso in cinque settori. Alcuni ritengono che l'abbazia fosse stata concessa ai Templari, anche se per un breve periodo; altri, invece, sono dell'opinione che fosse sempre appartenuta ai Cistercensi e che i Templari avessero solo l'incombenza di accompagnare i pellegrini nel sacro tempio attraverso quei luoghi solitari e paludosi, facili agli agguati dei tagliaborse.
Ormai la barca della L.A.R.T.I. naviga a vele spiegate. Mentre, agl'inizi, dovevamo faticare non poco per trovare un ente che patrocinasse i nostri convegni, ora le parti si sono invertite: ora enti e privati fanno a gara per assicurarsi da un anno all'altro la presenza del nostro sodalizio e organizzare i convegni.
Oltre agli studiosi già ricordati: Loredana Imperio (presidente effettivo), Bianca Capone (presidente onorario) ed Enzo Valentini (segretario-tesoriere), che ogni anno intervengono ai convegni con una relazione, citiamo tra gli altri per la bontà delle loro ricerche: Carlo Rinaldi (vice presidente della L.A.R.T.I.), Raymond Pierre Gay, Nicola Pezzella, Paolo Sturla Avogadri, Pier Carlo Bottino, Mauro Mariani, Anna Giacomini, Franco Stener.
Dal 2000 la nostra associazione ha bandito un concorso annuale di Saggistica Templare riservato a studenti universitari e a giovani laureati, per incrementare la conoscenza dei cavalieri rossocrociati. Fra i vincitori del Premio citiamo tre studiosi: Danilo Lessi, "La domus Templi di Lucca", (XIX Convegno, Villafranca in Lunigiana, 2001); Nadia Bagnarini, "La precettoria viterbese di Santa Maria de Carbonaria" (XXI Convegno, Savona, 2003); Iara Giulia Daniele, "I Templari in Portogallo: le commende di Tomar e di Almourol" (XXII Convegno, Trieste, 2004).
Termino questo breve excursus, ricordando con rimpianto quattro appassionati studiosi dei Templari, e cari amici, che ci hanno lasciato in anni diversi, ma sempre presenti nei nostri pensieri: Giovanni Floris, di L'Aquila (1985); Mario Ippoliti, di Roma (1989), Gianni Zingoni, di Firenze (2002) e Mario Pini, di Trieste (2005).
Non nobis, domine...
Bianca Capone
Torino 2005